Sono morto in mare

Poche settimane fa ho conosciuto durante una festa Ilaria, una ragazza italiana, e parlando della questione dei rifugiati dalla Siria mi ha detto di aver letto un articolo molto bello che persino l’ha fatta piangere. Le ho chiesto di iniziare a leggerlo ad alta voce; dopo, anche di inviarmelo. Ecco l’articolo, che penso che può piacervi:

A paramilitary police officer carries the lifeless body of a migrant child after a number of migrants died and a smaller number were reported missing after boats carrying them to the Greek island of Kos capsized, near the Turkish resort of Bodrum early Wednesday, Sept. 2, 2015. (AP Photo/DHA) TURKEY OUT

CIAO

Ciao. Sono morto in mare ma non so dirvi esattamente dove. Venivo da un altro mondo, volevo arrivare nel vostro. Mi hanno trovato sopra una spiaggia in Turchia. Un signore gentile mi ha preso in braccio e mi ha portato via dai pesci che mi rosicchiavano i polpastrelli. Avrò due anni, massimo due e mezzo. Tra qualche mese andrò all’asilo, dove ci sono gli scivoli e le altalene. Poi alle elementari, a imparare le tabelline. E dopo alle scuole medie a studiare la storia e geografia. Mi spunteranno i peli sul mento, nel naso e attorno al pisello. Il primo giorno del liceo porterò il 41 di scarpe. Sarò molto più alto di adesso e mi prenderanno nella squadra di basket. Nella mia classe  incontrerò Roberta e mi innamorerò dei suoi occhi color dell’assenzio. Al terzo anno le darò il primo bacio, e saprà di ferro e limone. Prima della maturità faremo l’amore, e saprà di uva sultanina e pinoli. Dopo la maturità andremo all’università. Insieme. Io diventerò un matematico, perché sono bravo con i numeri. Lei una scrittrice, perché è brava con le parole. Faremo dei figli. Due. Un maschio e una femmina. Avremo un sacco di problemi. Ma un sacco proprio. Però la sera siederemo sempre a tavola tutti assieme. E quando i bimbi saranno un po’ più grandi andremo tutti in vacanza in Turchia con un volo low cost. L’ultimo giorno, al tramonto, vedremo affiorare un corpicino con i pantaloni blu e la maglietta rossa. Lo prenderemo in braccio e gli daremo tante di quelle carezze fino a che non riaprirà gli occhi. Poi lo porteremo a casa con noi. Lo manderemo all’asilo a giocare con gli scivoli e le altalene. E poi tutto il resto. Fino a quella stessa spiaggia in Turchia, dove dalle onde lui e la sua famiglia vedranno spuntare solo creste di schiuma e bagliori di tramonto, perché nessun bambino dovrà più scappare.

Sono ottimista, lo so. Ma sono morto in mare, non so dirvi esattamente dove. Lasciatemi almeno sognare.

Devo rinoscere che il testo è ancora più bello se lo pronuncia lei :3.

Fonte: bracconi.blogautore.repubblica.it

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